Francesca, di SottoSopra Bari per Save the Children, ci racconta qual è, secondo i ragazzi,il vero senso della partecipazione. La riflessione è frutto di un confronto fra i giovani di Bari portata avanti durante l'assemblea sulla cittadinanza attiva, organizzata dal gruppo cittadino.

Incontrarsi e parlare non è inutile, anche se apparentemente non concreto. La partecipazione parte proprio da qui, dal semplice incontrarsi, dalla condivisione di opinioni e dal porsi degli obiettivi.
Questa ed altre sono state le argomentazioni discusse durante l'assemblea sulla cittadinanza attiva organizzata dal gruppo cittadino di SottoSopra Bari per Save the Children e varie sono state le interpretazioni e le conclusioni raggiunte. 
Cos'è la partecipazione attiva? È un contesto in cui ognuno è attivo, non subisce e non permette che delle idee siano prese senza poter esprimere liberamente la propria opinione. Per partecipare non basta informarsi e tenere il proprio pensiero per sè: partecipare significa sapersi mettere in gioco, formulare un pensiero e difenderlo "sporcandosi le mani", assumendosi la responsabilità di una scelta.
Ma allora come si può partecipare? Per farsi ascoltare, per dare una voce alle proprie idee, innanzitutto occorre essere ben informati, formati, consapevoli del tema su cui ci si vuole focalizzare, e successivamente porsi degli obiettivi e delle azioni concrete da realizzare. La diffusione di idee può avvenire attraverso, ad esempio, convegni, o tramite passaparola o supporto tra diverse associazioni che si pongono obiettivi affini.
Il tipo di partecipazione cambia nel corso degli anni? Come sarà la partecipazione attiva tra 25 anni? C'è stato chi, con una visione un po' pessimistica o infastidita verso gli atteggiamenti di disinteressamento, egoismo o individualismo di alcune persone, non si è detto particolarmente fiducioso nella partecipazione attiva attuale e né tantomeno di quella tra qualche decennio.
Lo sviluppo dei social media sicuramente agevola la diffusione di notizie, e di conseguenza rende più facile la visibilità delle idee di un determinato gruppo, di un movimento, di un'associazione... Se ne può fare però anche un uso improprio, non appena essi diventano il fine e non lo strumento con cui si possono diffondere idee. Infatti, un'altra argomentazione emersa dall'assemblea è proprio quella della veridicità di informazioni e della credibilità di un movimento: quest'ultima esiste non appena ciò che viene "detto" a parole sui social, si attua e ha un riscontro nella realtà concreta. Dunque non è sbagliato utilizzare i social media come strumenti di comunicazione, ma occorre tenere a mente che cliccare su "partecipa" non significa partecipare.

Francesca V.(SottoSopra Bari per Save the Children)